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Mercoledì, 8 Febbraio 2023
Cronaca

Accusato di incesto sulle due figlie minori: prende un lenzuolo e s'impicca in carcere

Stritolato dal dolore e dai sensi di colpa un operaio trevigiano di 41 anni ha deciso di farla finita alla vigilia del processo che lo vedeva imputato di violenza sessuale aggravata

TREVISO A breve avrebbe dovuto affrontare un processo perché accusato di aver abusato delle due figlie minorenni per anni. Dallo scorso ottobre si trovava rinchiuso nel carcere di Pordenone in attesa di giudizio ma stanotte, stritolato dal dolore, dalla paura e dai sensi di colpa ha deciso di togliersi la vita impiccandosi con un lenzuolo. E' il triste epilogo della vicenda che vedeva come protagonista un insospettabile operaio trevigiano di 41 anni, finito sotto accusa per violenza sessuale aggravata su minore. Vittime le due figlie di 14 e 12 anni.

Era stata la più grande delle due, nel corso di un campo estivo, a confidarsi con una delle accompagnatrici riferendole che da due anni aveva rapporti sessuali completi con il padre. Da quel momento era scattata l'inchiesta che, un paio di mesi più tardi, aveva portato all'arresto del 41enne. Nel corso delle indagini era emersa un secondo agghiacciante retroscena: anche la figlia minore, di 12 anni, aveva rivelato agli inquirenti nel corso di un incidente probatorio che da qualche mese subiva lo stesso trattamento da parte del genitore.

La scorsa settimana il pm Gabriella Cama, titolare della delicatissima inchiesta, aveva firmato il decreto di giudizio immediato nei confronti dell'uomo e in questi giorni il suo legale, l'avvocato Alessandra Nava, stava preparando la richiesta di rito abbreviato di fronte al gup Angelo Mascolo. Ieri sera il suicidio. “E' stato totalmente abbandonato dai familiari senza aver neppure avuto la possibilità di spiegare la sua verità che peraltro, a mio avviso, sembrava più sensata delle accuse – ha dichiarato l'avvocato Nava – I processi mediatici e le presunzioni di colpevolezza portano anche a queste tragiche conseguenze, e bisognerebbe ricordarselo sempre. Da parte mia c'è tanta tristezza per non aver potuto supplire alla mancanza d'affetto familiare”.

Nulla poteva far presagire un gesto del genere: l'uomo infatti non aveva mai dato segni di squilibrio né durante l'incidente probatorio né durante l'interrogatorio dal pm che lui stesso aveva richiesto. In carcere era considerato un detenuto ordinario, e quindi non soggetto a particolari restrizioni. Non si trovava in un'area speciale, non era in isolamento e fino a ieri non aveva mai mostrato di aver bisogno di cure o assistenza.   

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