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Doping in palestra a Treviso, indaginiconcentrate sui medici

"La speranza è che non sia vero - dice Luca Zaia - o almeno che questi medici non facciano parte del servizio sanitario pubblico"

TREVISO — “Per quanto risultasse di competenza della Regione siamo, come sempre, a totale disposizione degli inquirenti e se, dalle indagini, dovesse emergere il coinvolgimento di qualche medico del servizio pubblico, non faremo sconti a nessuno”. E’ il duro commento del Presidente della Regione Luca Zaia alla notizia che, nell’ambito dell’indagine sul doping che ha visto protagonista una palestra trevigiana, sarebbero coinvolti anche dei medici, che potrebbero aver rilasciato ricette per l’acquisto dei farmaci dopanti.

“La speranza è che non sia vero – dice Zaia – o quanto meno che questi medici che hanno tradito il giuramento di Ippocrate non siano del servizio sanitario pubblico, il che, almeno sul piano etico e morale sarebbe ancor più grave. Di sicuro, se anche uno solo lavorasse per la sanità pubblica, non la passerà liscia”. A finire infatti nel mirino degli agenti era stata la coppia proprietaria del centro fitness, rea di smerciare prodotti proibiti agli atleti per le gare di body building. La prima perquisizione, al domicilio dei gestori, era avvenuta all'alba di martedì, ma solo nella successiva indagine presso la palestra si è scoperta la detenzione di sostanze dopanti come sospettato. Da alcuni cassetti degli uffici sono infatti spuntate diverse scatole di anabolizzanti, come in nandrolone. Subito la coppia si è giustificata dicendo che erano stati acquistati per uso personale, ma la grande quantità ritrovata e una soffiata ricevuta in precedenza hanno fatto si che i due venissero denunciati per commercio illegale di farmaci, ma ben presto tale accusa potrebbe essere affiancata da una per ricettazione. Solo le prossime settimane potranno ora dire se i gestori abbiano creato un vero e proprio commercio di sostanze dopanti o se si è trattato solo di qualche episodio isolato.

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