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Lunedì, 23 Maggio 2022
Cronaca Sant'Angelo / Strada Sant'Angelo

Tentata estorsione ai danni di un commerciante trevigiano: padre e figlio a processo

Alessandro e Charlie Georgevich avrebbero preso di mira il titolare di un negozio di informatica, reo di aver identificato il più giovane come autore di un furto di un bancomat

TREVISO Tentata estorsione ai danni di un commerciante trevigiano. Questa l'accusa che ha fatto finire a processo Alessandro e Charlie Georgevich, padre e figlio di 45 e 25 anni.?I due, secondo le indagini condotte dalla squadra mobile di Treviso, avrebbero più volte minacciato e cercato di taglieggiare un commerciante di 36 anni, titolare di un negozio di informatica di via Sant'Angelo a Treviso. Proprio grazie alla sua testimonianza gli investigatori erano riusciti a identificare e a denunciare il 25enne e altre due donne, una coetanea e una 17enne, anche loro rom, come autori di un furto avvenuto nel dicembre 2014 al supermercato Famila di via Sant'Antonino. ??

I malviventi, con il bancomat preso dal portafogli della derubata prima che venisse bloccato, avevano effettuato due prelievi da 250 euro l'uno, avevano fatto il pieno di benzina in un distributore lungo il Terraglio e acquistato un pc da mille euro proprio nel negozio del 36enne. Dopo alcuni mesi di indagini il 25enne e il padre, venuti a sapere del comportamento del negoziante, avrebbero cercato in più occasioni di intimidirlo, chiedendogli una somma di 2500 euro che sarebbe servita per pagare le spese legali in vista del processo che vedeva imputato il 25enne e le sue due complici. Circostanza confermata in aula proprio dal diretto interessato.

I rom chiesero inoltre al 36enne di "fare affari e collaborare con loro" e di cambiare la sua versione in sede di giudizio. "Sappiamo dove abiti", "Sai che finisci male", "Guardati le spalle": queste solo alcune frasi intimidatorie pronunciate dai due che spesso si sarebbero nei pressi del negozio della vittima. Il negoziante, terrorizzato dalle continue minacce ma determinato a non cedere, era arrivato al punto di voler definitivamente chiudere la propria attività che i rom dicevano di voler screditare pubblicamente mettendo in giro la voce che era un loro collaboratore.

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