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Omicidio della stazione: William Andres Guizzetti verrà interrogato domani mattina

Fermato perché ritenuto il killer del clochard 57enne Giampietro Piccolo, il 33enne di origini cilene potrà raccontare la propria verità al gip. Domani verrà effettuata anche l'autopsia

TREVISO William Andres Guizzetti comparirà domani mattina di fronte al gip per l'interrogatorio di convalida del fermo. Il 33enne italiano ma di origini cilene, considerato il presunto assassino di Giampietro Piccolo, il clochard di 57 anni trovato morto mercoledì mattina, con il cranio fracassato a bottigliate, in un anfratto della stazione ferroviaria di Treviso.

Difeso d'ufficio dall'avvocato Gisella Sciacca, il 33enne avrà l'opportunità di raccontare la propria verità e difendersi dalla pesante accusa di omicidio volontario che pende sulla sua testa. Finora non ha mai confessato il delitto ma gli indizi che lo collegano all'omicidio, secondo la Procura di Treviso, sarebbero schiaccianti.

Oltre alle immagini delle telecamere di sorveglianza installate in stazione che lo hanno ripreso martedì sera alle 20.30 mentre si recava sul luogo del delitto e alle 7.30 del mattino mentre si allontanava, il 33enne è stato trovato dalle volanti della polizia nei pressi del supermercato Pam di via Zorzetto, nel centro storico di Treviso, seduto con lo sguardo perso nel vuoto e i pantaloni sporchi di sangue. Sangue che apparterrebbe alla vittima e inchioderebbe il cileno: per averne la certezza il pm Massimo De Bortoli ha disposto una perizia. Ulteriori conferme dovrebbero giungere dall'autopsia sul corpo di Giampietro Piccolo, che verrà effettuata domani dall'anatomopatologo Alberto Furlanetto.

Sul caso è intervenuto anche Claudio Furlanetto, segretario generale del Siulp di Treviso, il sindacato italiano unitario dei lavoratori di polizia, con una lettera aperta che pubblichiamo per intero:

Negli ultimi giorni sta tenendo banco, nelle prime pagine dei quotidiani locali, il pernottamento nella stazione ferroviaria di Treviso di una manciata di “barboni”, o senzatetto, per dirla in maniera più elegante e dignitosa. La notizia ha avuto quasi la stessa risonanza degli screzi di coppia di qualche illustre personaggio….Saranno sicuramente lusingati di tanta popolarità! Purtroppo, le uscite inopportune di qualcuno che si preoccupa solo dell’apparenza, riconduce a un problema di fondo, molto più preoccupante.

Ci si dovrebbe chiedere perché queste persone dormono in una scomoda panchina delle ferrovie, in un luogo privo di riscaldamento, coprendosi con mezzi di fortuna, e non possono piuttosto trovare ricovero in una struttura più adeguata a difenderli dal freddo e dalle intemperie! È fin troppo facile usare il pugno di ferro contro chi è completamente disarmato. Da quanto si legge nei giornali, sembra che la stazione ferroviaria sia diventata un bivacco notturno per centinaia di loschi individui, di ogni razza e genere.

La realtà è ben diversa: si tratta di quattro, cinque persone, di nazionalità italiana nonché trevigiani, conosciuti anche dai poliziotti della polfer: sono persone pulite, quindi non il classico “barbone”, e con una loro dignità. Sono: Gianluca , nato nel 1967, Attilio che ha sessant’anni, Brigida che di anni ne ha ben 73, Moreno del 1958, Luca, il più giovane, del 1979. C’è poi Giampietro, dalla pelle scura ma trevigiano, detto anche Jimmy, ma, si ribadisce, italiano a tutti gli effetti.

Dietro ad ognuno di loro ci sono storie difficili da raccontare, scomode da ascoltare, ma senza dubbio, ancora più dure da vivere; non sono di certo cittadini privilegiati e, forse, non hanno scelto loro di non avere una casa, degli affetti, un lavoro, e tutte quelle cose che noi diamo per scontate. Di certo, possono aver lasciato per terra qualche barattolo vuoto o qualche cartaccia, ma la domanda vien da sé: come sono le sale d’aspetto dei nostri aeroporti, stazioni o altri luoghi aperti agli utenti, frequentati da italiani “per bene”, vestiti elegantemente, e curati nel loro aspetto?! Non si possono condannare in toto questi ragazzi, per un singolo episodio, a fronte di anni di tranquilla coesistenza, considerato anche che a poche centinaia di metri succede di tutto: loro sanno bene che non devono permettersi di “sgarrare”.

Hanno un ottimo rapporto con i poliziotti e con i ferrovieri in generale, le uniche persone che li considerano e li degnano di un sorriso, una parola un caffè. Sanno benissimo che questa pacifica convivenza avrebbe fine nel momento in cui verrebbe meno la loro tranquillità e il rispetto tra “barboni”, e i cittadini; infatti, già alle sette del mattino, discretamente si eclissano, per non dare fastidio al pendolare, piuttosto che allo studente. Vagano tutto il giorno per la città, cercando un posto al caldo, più confortevole della fredda stazione ferroviaria, celandosi nell’anonimato, anche per non mettere in situazioni imbarazzanti o poco piacevoli i poliziotti o i ferrovieri.

Nessuno, salvo qualche rarissima eccezione, si è mai lamentato, forse perché i nostri “barboni”, sono a loro modo dei “signori”, magari anche più di certi professionisti maleducati ed arroganti, che girano con la Ventiquattro ore. Se proprio qualcuno decide di allontanarli, allora che organizzi un servizio apposito, da lui capeggiato, e che li allontani lui stesso, uno ad uno, guardandoli negli occhi. Potrà certo constatare che razza di banditi sono i nostri “barboni”. Considerata la latitanza delle istituzioni politiche per garantire un ricovero sicuro a queste persone, rimane solo l’umanità e l’altruismo di poliziotti, ferrovieri e cittadini sensibili a dare una mano a questi ragazzi; e le istituzioni, che fine hanno fatto? Perché, invece di sbraitare tanto, non parlano meno ma agiscono di più? Vogliamo piuttosto nasconderli, come capita sovente, in modo che nessuno possa vedere il problema? Dobbiamo diventare insensibili a tal punto da ignorare i barboni, piuttosto che prendere delle concrete iniziative per aiutare chi sta peggio di noi? E da ultimo, serviva proprio questa polemica sterile e controproducente?

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