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Cronaca

Ponte Morandi, l'anniversario: «Dopo cinque anni nessuna giustizia per le 43 vittime»

Il processo è in corso e la sentenza non arriverà prima del 2024. Il monito del presidente Mattarella: "Il passare del tempo non attenua il peso delle responsabilità"

Cinque anni fa, alle 11.36 del 14 agosto 2018, crollava il ponte Morandi di Genova. Il bilancio è stato devastante: 43 persone morte e un intero quartiere distrutto. Come ogni anno il Comune di Genova con il Comitato Parenti vittime del Ponte Morandi ha promosso una serie di momenti commemorativi. In città anche il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. La parola che ricorre è "giustizia". A distanza di 5 anni infatti il processo per il crollo è ancora in corso e la sentenza di primo grado è attesa non prima del 2024. Il processo principale vede 58 persone imputate tra ex dirigenti e tecnici di Autostrade e di Spea (l'ex controllata che si occupava di manutenzioni), funzionari del ministero delle Infrastrutture e del Provveditorato delle opere pubbliche della Liguria. Le due società sono uscite patteggiando un risarcimento di quasi 30 milioni. Secondo l'accusa il ponte è crollato perché per decenni si è risparmiato sulle manutenzioni in modo tale da poter distribuire maggiori dividendi ai soci. Nel frattempo, la procura ha chiesto il rinvio a giudizio per 47 persone nel filone bis sulle autostrade liguri nato dopo il crollo.

I familiari: "Speriamo in sentenza nel 2024"

«Noi speriamo che alla fine del prossimo anno ci sia il primo grado di giudizio. Ci speriamo. E come comitato e parti civile faremo di tutto perché il processo vada alla fine naturale». Così Egle Possetti, portavoce Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi, a margine della commemorazione, cinque anni dopo la tragedia costata la vita a 43 persone. «Fino all'ultimo giorno noi non saremo tranquilli. Il lavoro si sta portando bene con intensità. Noi speriamo che si arrivi alla fine naturale del processo senza intoppi e in tutti i gradi di giudizio dovremo essere vigili - ha aggiunto - Il primo grado è una cosa, tutti gli altri sono più complicati. Non mancheremo di essere attivi in ogni grado». Per Possetti: «Venire in aula ogni volta è sempre più difficile, per noi è veramente complicato stare lì ed è sempre più pesante. Andando avanti il dolore si trasforma ma è sempre fortissimo».

Unione Popolare: "Vittime uccise due volte"

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista, coordinamento nazionale di Unione Popolare, conclude: «Nel quinto anniversario della strage del Ponte Morandi non ci uniamo al coro di ipocrita invocazione della giustizia da parte dei partiti di destra e centrosinistra che portano la responsabilità politica della strage. La verità politica è chiarissima e inequivocabile: 43 persone innocenti sono morte a causa della sciagurata privatizzazione delle autostrade a cui solo noi di Rifondazione Comunista ci opponemmo. Ai privati furono garantite concessioni con regole tutte a loro favore e una totale assenza di controlli. L’asservimento della politica a gruppi economici privati è proseguita anche dopo il crollo nonostante siano emerse dalle indagini evidenti prove della mancata manutenzione. Quelle vittime sono state ammazzate una seconda volta quando, invece di togliere la concessione a chi non aveva garantito la manutenzione, la politica ha deciso di ricomprare con 9,5 miliardi di denaro pubblico le quote della società concessionaria Atlantia. Il crollo del Ponte Morandi è il simbolo del fallimento delle privatizzazioni e della subalternità della politica di centrosinistra e centrodestra agli oligarchi della nostra economia. Quello delle autostrade è stato un gigantesco furto ai danni del popolo italiano, un simbolo del saccheggio del patrimonio pubblico e dei beni comuni dell’ultimo trentennio. Dopo essere stati tartassati dai pedaggi ci ritroviamo infrastrutture insicure e ammalorate».

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