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Tragedia di Refrontolo, sul Molinetto precipitazioni di 200 millimetri in due ore

A Pieve di Soligo convegno dedicato alla piena improvvisa del torrente Lierza avvenuta il 2-3 agosto 2014, che ha permesso, grazie all'intervento di geologi, professori universitari e rappresentanti del genio civile, di ricostruire la vicenda dal punto di vista idrogeologico

PIEVE DI SOLIGO Quella di venerdì a Pieve di Soligo (Auditorium Battistella Moccia) è stata una mattinata dedicata al fenomeno di piena improvvisa del torrente Lierza avvenuta il 2-3 agosto 2014, che ha permesso – grazie all’intervento di geologi, professori universitari e rappresentanti del genio civile – di ricostruire la vicenda dal punto di vista idrogeologico. Il convegno si è tenuto all’auditorium Battistella-Moccia di Pieve di Soligo, alla presenza degli studenti dell’istituto “Casagrande”. La relazione della dott.ssa Veronica Tornielli, dell’ordine dei geologi del Veneto, ha consentito di esaminare le formazioni rocciose del territorio che ospita il Lierza, che vede la presenza di 3 tipi di rocce e terreni: la Marna di Tarzo, l’Arenaria di Vittorio Veneto e il cosiddetto “conglomerato del Montello”. La carta che analizza la sensibilità alla franosità –  illustrata dalla dott.ssa Tornielli e riguardante la provincia di Treviso -  ha permesso inoltre di notare, per il territorio in questione, una grande predisposizione alle frane.

L’intervento del prof. Paolo Tarolli, del dipartimento Tesaf dell’università di Padova, ha invece spiegato le modalità che consentono di monitorare il territorio, grazie all’impiego di laser scanner aerei (montati su velivoli, elicotteri o droni) che rilevano in 3D le forme di tutte le superfici, consentendo una mappatura digitale delle aree. Le avanzate tecnologie oggetto della relazione permettono anche di realizzare modelli che ricostruiscono i fenomeni di erosione e il comportamento delle precipitazioni. Un esempio è stato lo studio di un intervento attuato nella zona del Chianti, con l’individuazione di una erosione potenziale, la presentazione di tre progetti di scoline e l’attuazione di quello più idoneo alla peculiare situazione.

L’analisi del prof. Marco Borga, anch’egli del dipartimento Tesaf di Padova, si è invece concentrato sull’episodio di piena del Lierza: i risultati degli studi hanno dimostrato che si è trattato di un evento estremo e assolutamente raro, con precipitazioni di 200 mm in circa due ore. La portata del bacino del Molinetto è stata di 130 metri cubi al secondo, dato mai osservato in Veneto - in bacini di queste dimensioni – a partire dal 1920. Alcune ricostruzioni hanno chiarito alcuni aspetti legati all’uso del suolo vicino al Lierza: se si fosse trattato di solo bosco, la portata sarebbe stata di 120 metri cubi al secondo, mentre in un’ipotesi di soli vigneti di 140. Si tratta di dati che chiariscono che la variazione d’uso del suolo non ha portata significativa in termini di variazione della portata.

L’uso del suolo incide invece sulla tipologia di frane che vengono provocate (di numero maggiore ma meno intense nel caso dei vigneti, a differenza delle zone boschive). L’intervento del prof. Marco Borga ha chiarito però che le frane superficiali non hanno aggravato il quadro idrologico del fenomeno, e che l’uso del suolo non ha avuto influenza significativa sulla genesi dell’evento catastrofico, da attribuire quindi all’eccezionalità delle piogge abbattutesi in un arco di tempo così breve.


Il prof. Vincenzo D’Agostino, del Tesaf dell’università padovana, ha invece sottolineato l’importanza di una manutenzione efficiente del deflusso della acque e di un’organizzazione di un percorso idraulico superficiale e profondo in grado di diminuire la velocità dell’acqua e di immetterla in recettori idonei. Ha chiuso il dott. Nicola Gaspardo, del Genio Civile di Treviso, che ha illustrato gli interventi attuati sul Lierza dopo la piena: in successione sono stati effettuate operazioni di somma urgenza (rimozione dei detriti e dei materiali), rilievi topografici e lavori di sistemazione idraulica, con il rifacimento dei muri di sponda e la sistemazione di una frana avvenuta prima della piena.

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