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Terremoto, dal Veneto partita la protezione civile, venti vigili del fuoco di Treviso a Rieti

L'assessore regionale Bottacin: "Circa alle 7 di stamattina su richiesta del Dipartimento Nazionale è decollato verso le zone colpite un nostro elicottero con due unità cinofile del Soccorso Alpino, oltre a diversi vigili del fuoco, volontari e alpini". Nel frattempo arrivano le proposte di raccolta sangue e fondi da parte della politica locale e del duo dei Jalisse

TREVISO Non appena informato del sisma che ha colpito buona parte dell’Italia centrale appenninica, il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia ha disposto l’invio di una colonna attrezzata della Protezione Civile del Veneto per collaborare con la Protezione Civile Nazionale e le Regioni interessate nel portare soccorso alle popolazioni colpite. “La colonna mobile – informa l’Assessore alla Protezione Civile Veneta Gianpaolo Bottacin – è pronta a partire non appena il coordinamento della Protezione Civile Nazionale ci indicherà la destinazione più utile. Circa alle 7 di stamattina – informa ancora l’Assessore – su richiesta del Dipartimento Nazionale è decollato verso le zone colpite un nostro elicottero con due unità cinofile del Soccorso Alpino”. Anche la Sanità regionale, tramite il sistema di emergenza-urgenza si è mobilitata, ed ha contattato la Protezione Civile Nazionale dando ampia disponibilità qualora ci fosse la necessità di accogliere pazienti critici negli ospedali veneti.

“Il Veneto – sottolinea Zaia esprimendo il suo dolore per l’accaduto – è terra che ha purtroppo vissuto molte calamità naturali. Possiamo capire fino in fondo i momenti drammatici che si stanno vivendo e siamo vicini alle popolazione colpite e ai Presidenti delle loro Regioni. La Protezione Civile Nazionale può contare su tutto l’aiuto necessario dalla Regione Veneto, in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo”. Intanto dal comando provinciale di Treviso dei vigili del fuoco sono partiti in mattinata, alla volta di Rieti, una ventina di uomini della squadra Usar (urban search and rescue), specializzata nella ricerca di persone in ambito urbano, oltre a 40 volontari da Motta di Livenza e diversi alpini della Sezione di Treviso.

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Il presidente dell'UPI Veneto e della Provincia di Treviso, Leonardo Muraro, esprime la propria solidarietà per le vittime del terremoto. “Intendo esprimere a nome mio, dei miei colleghi presidenti e di tutti i cittadini delle Province del Veneto, la solidarietà ai territori colpiti dal terremoto e il cordoglio per le vittime – esordisce Muraro – come sempre nelle emergenze è importante operare immediatamente, così l'UPI Veneto mette a disposizione del sistema nazionale e regionale di Protezione Civile i propri uomini e mezzi, già allertati, sotto il coordinamento della Regione Veneto. Solo qui in Provincia di Treviso abbiamo già allertato i responsabili dei vari dipartimenti di prevedere l'invio di unità mobili”. Tra chi poi è stato colpito dal sisma, anche se in maniera fortunatamente secondaria, troviamo anche il duo trevigiano dei Jalisse, per motivi familiari in provincia di Rieti: "Nella nostra zona, vicino Rieti dove abita mia madre, non ci sono stati problemi fortunatamente. Siamo però tristi per la famiglia di una collega di mia sorella che non ce l'ha fatta! Siamo vicini ai loro familiari e a tutte le persone che stanno aspettando notizie! Nel frattempo stiamo già pensando a come dare una mano: magari prossimamente organizzeremo un evento per una raccolta fondi da destinare ai terremotati, come già fatto in passato per L'Aquila, l'Emilia, Vallà di Riese Pio X e Mirano" ha dichiarato Fabio Ricci. Nel frattempo è comunque da segnalare che nella giornata di giovedì, dalle ore 8 alle 11, Abdallah Kerzaji (Presidente del Circolo Hilal di Villorba) e l'ex consigliere comunale Enrico Renosto (attuale Presidente dell'Associazione Quartieri Attivi di Treviso) lanceranno una donazione di sangue invitando tutti i cittadini a prendervene parte. I due propongonoinoltre, attraverso una lettera al Prefetto, che i profughi possano essere inviati per dare una mano nei soccorsi e per la futura ricostruzione.

CONSIGLIO NAZIONALE DEI GEOLOGI -  “Sul nostro pianeta si verificano in media, ogni anno, almeno un paio di terremoti distruttivi ed in Italia un sisma di magnitudo superiore a 6.3. ogni 15 anni in media. Ciò dovrebbe spingere ad una maggiore cultura della prevenzione sismica e della protezione civile”. Lo ha dichiarato poco fa Fabio Tortorici, Presidente della Fondazione Centro Studi del Consiglio Nazionale dei Geologi, commentando quanto sta accadendo in queste ore in Italia. “È necessario un continuo aggiornamento delle mappe di pericolosità sismica del territorio nazionale – ha proseguito Tortorici - e per far ciò sarebbe indispensabile la presenza dei geologi in ogni comune, con una loro distribuzione accurata sul territorio e non lacunosa come allo stato attuale".

"Gli studi di microzonazione sismica, cioè di suddivisione di un dato territorio in zone omogenee  sotto il profilo della risposta a un terremoto di riferimento atteso, tenendo conto delle interazioni tra onde sismiche e condizioni geologiche, topografiche e geotecniche locali, hanno dato i loro risultati; infatti, i fabbricati realizzati dopo l’entrata in vigore delle nuove Norme Tecniche sulle Costruzioni (NTC) del 2008, hanno meglio resistito alla scossa di questa notte. La microzonazione sismica ha una importante dimensione “sociale”,  perché la conoscenza delle risposte dei vari siti è una condizione imprescindibile per prendere decisioni di governo del territorio. I risultati sono di grande utilità nella:pianificazione territoriale e urbanistica (per orientare la scelta di nuovi insediamenti e infrastrutture, per definire le priorità degli interventi sull’esistente); questo tipo di studi sono il futuro della geologia sismica e della prevenzione dai terremoti. Ma una realistica classificazione sismica del territorio nazionale, una pianificazione urbanistica una progettazione che segua i criteri antisismici non basta. Ma una delle condizioni fondamentali per  la sicurezza del territorio è anche una “cultura diffusa” della prevenzione sismica, dal mondo politico ed istituzionale ai bambini delle scuole primarie”.

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