Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca

Assalti ai bancomat, chiesti dalla Procura oltre 26 anni di carcere

Il pubblico ministero Massimo De Bortoli ha formulato oggi le richieste nei confronti dei quattro che hanno chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato: sette anni, quattro mesi e venti giorni per Nicolls Garbon, ritenuto il capo della banda, sei anni dieci mesi e venti giorni per Devis Cavazza, sei anni e quattro mesi per Stefano Vago, il basista del gruppo, sei anni e venti giorni per Michele Cavazza. La banda avrebbe messo a segno rapine ai danni di sportelli di banche e Poste Italiane in diverse province, colpendo anche fuori regione

Sette anni, quattro mesi e venti giorni per Nicolls Garbon, ritenuto il capo della banda, sei anni dieci mesi e venti giorni per Devis Cavazza, sei anni e quattro mesi per Stefano Vago, il basista del gruppo, sei anni e venti giorni per Michele Cavazza. Sono queste le richieste del pubblico ministero Massimo De Bortoli ha fatto oggi, 31 maggio, nel procedimento (in abbreviato) a carico di quattro dei dodici indagati per i colpi che sarebbero stati perpetrati ai danni di postazione bancomat di istituti di credito e uffici postali tra le province di Treviso, Venezia, Rovigo, Pordenone, Udine e Trento, utilizzando "marmotte", ovvero esplosivi (artigianali) che venivano fatti esplodere. Le rapine, avvenute tra l'agosto del 2020 e il maggio del 2021 avrebbero fruttato oltre 180 mila euro. La sentenza è attesa dopo le repliche delle difese il 26 giugno.

Gli altri quattro finiti davanti al gup Marco Biagetti, ovvero Angelo Garbin, Jimmy Cavazza, Vittorio Spigolon e Ivan Pozzobon hanno raggiunto un accordo con la Procura per chiudere le proprie pendenze con un patteggiamento a due anni e sette mesi di carcere (a parte Angelo Garbin, che chiuderà a 2 anni, 6 mesi e 20 giorni). Le posizioni di Michele Cavazza, Oronzo Cavallo, Antonino Ielo e Silvano De Dei sono invece state stralciate e saranno affrontate in una differente udienza. 

Nel marzo di quest'anno i carabinieri di Treviso avevano effettuato gli arresti. Gli 11, tutti gravitanti intorno all'ambiente dei "giostrai", sono accusati di far parte di una associazione a delinquere dedita ad assalti a sportelli automatici di istituti di credito e uffici postali del Triveneto, tra le province di Treviso, Venezia, Rovigo, Pordenone, Udine e Trento. Mentre De Bei, Ielo e Cavallo avrebbero ricoperto un ruolo di supporto, concedendo l'uso di garage per nascondere le auto usate per i furti o accompagnavano i membri della "banda" sul posto (per questo erano stati messi all'obbligo di dimora) gli altri otto, finiti in carcere, avevano partecipato attivamente a colpi, compiuti attraverso degli ordigni esplosivi artigianali per far esplodere le casseforti e rubare i soldi all'interno. Dentro le auto utilizzate per i colpi erano stati trovati estintori e disturbatori di frequenze per rendere difficoltose eventuali localizzazioni o l'inseguimento da parte delle forze dell'ordine. Gli inquirenti sospettano che il denaro sia stato reinvestito nell'acquisto di auto e nella ristrutturazione di immobili. 

Sulla base delle nuove norme della Riforma Cartabia c'era tempo fino al 31 marzo per contattare le vittime (che avevano già ottenuto il risarcimento da parte delle rispettive assicurazioni) per far firmare le querele. E qualcuno si è fatto avanti, facendo sì che non tutti i furti e i furti aggravati scomparissero dal capo di imputazione, in cui comunque il reato più grave era l'associazione a delinquere.
 

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