Rapine a uffici postali, sale slot e farmacia: in sei rinviati a giudizio

Sono otto i colpi, avvenuti tra il settembre del 2017 e il marzo del 2018, a Treviso e nell'hinterland che gli investigatori sono riusciti ad attribuire ai malviventi. Due sono trevigiani

La rapina alla farmacia internazionale di Silea

Sono sei (quattro stranieri e due italiani) gli autori delle otto rapine avvenute tra il settembre del 2017 e il marzo del 2018 a Treviso e nell'hinterland. Una banda, secondo quanto emerso dalle indagini, nei confronti della quale il sostituto procuratore Valeria Brunetti intende chiedere il rinvio a giudizio con l'accusa di rapina aggravata continuata.

Si tratta di di Erion Lukaj, albanese 23enne residente a Silea, dei senegalesi Mahfouz Falla, 43enne senza fissa dimora e Aliou Diop, 45enne residente a Casier; del kossovaro Blendion Gallapeni, 22enne residente a Roncade e degli italiani Nicola Malvasio, 24enne di Carbonera e Lorenzo Cattarin, 29enne di Breda di Piave. Per gli investigatori quelli che inizialmente sembravano episodi non collegati tra loro, tra cui due rapine all'ufficio postale di Salgareda, una all'ufficio postale di Roncade, il "colpo alla Farmacia Internazionale di Silea e quelli ai danni della  sala Slot Mirage di Susegana, della sala giochi Admiral di Treviso, il pub "Old Wild West " di Silea, la Sala Bingo e il supermercato Conad di Via Terraglio a Treviso, sono in realtà legati dall'attività di questo  gruppo di malviventi. Due di loro, Lukaj e Falla, erano stati arrestati nel marzo del 2018 proprio dopo la rapina alla farmacia di Silea. Successivamente era finito in manette anche Malvasio. In una prima fase erano loro i sospettati per tutte e otto le rapine, poi il lavoro di indagine ha permesso di svelare una organizzazione criminale molto più articolata.

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La banda agiva armata di una pistola giocattolo e in una occasione, durante la rapina all'ufficio postale di Frescada del 18 settembre del 2017, aveva utilizzato anche una finta cintura esplosiva da "kamikaze", indossata da un bandito per convincere la direttrice a consegnare il denaro liquido della cassa. Mentre nel corso della rapina all'ufficio postale di Roncade, nel novembre dello stesso anno, uno dei malviventi si sarebbe finto cliente, facendosi puntare una pistola alla testa da un complice per rendere più credibile la scena della rapina.

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