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Domenica, 25 Febbraio 2024
Cronaca

Assalti ai bancomat, la ghigliottina della riforma Cartabia rischia di azzoppare il processo

Rinviato a maggio l'abbreviato a 11 persone, tutte gravitanti nell'ambiente dei "giostrai" accusate di aver assaltato postazioni atm in diverse province del Triveneto tra cui Treviso. Manca infatti la denuncia querela delle parti offese relative ai furti e furti aggravati e secondo le nuove norme i reati diventerebbero improcedibili

Quindici colpi ai danni di postazioni bancomat di istituti bancari e uffici postali, di cui cinque in Provincia di Treviso, tutti realizzati tra l'agosto del 2020 e il maggio del 2021 attraverso "marmotte", ovvero esplosivi (artigianali) con cui venivano fatte esplodere gli atm, e che avrebbero fruttato 180 mila euro. Ma il processo contro la cosidetta "banda dei giostrai", undici persone accusate di associazione a delinquere finalizzata al furto, porto e uso di esplosivi, furto e furto aggravato, è almeno parzialmente a rischio. Oggi, 10 gennaio, si sarebbe dovuto discutere l'abbreviato a carico di Angelo e Nicolls Garbin di Mareno di Piave, Michel Cavazza di Ponte di Piave, Jimmy Cavazza di San Polo, Devis Cavazza di San Michele al Tagliamento, Stefano Vago di Fontanelle, Vittorio Spigolon  di San Polo, Ivan Pozzobon, di San Michele al Tagliamento, Oronzo Cavallo di Mareno, Antonino Ielo, di Conegliano e Silvano De Bei di Chioggia, difesi dagli avvocati Giuseppe Muzzupappa, Fabio Crea e Guido Galletti. Ma il procedimento è stati rinviato per effetto della riforma voluta dall'ex ministro della Giustazia Marta Cartabia. 

Per alcuni dei furti (anche solo tentati) delle auto utilizzate nei colpi e pressocché tutti i 15 attacchi ai bancomat manca infatti la denuncia querela della parte offesa. E così, sulla base delle nuove norme volute dall'ex Guardasigilli, ora gli uffici della Procura di Treviso hanno tre mesi per contattare le vittime (prevalentemente le Poste e la banche, che hanno già ottenuto il risarcimento da parte delle rispettive assicurazioni); in caso contrario i furti e i furti aggravati "scompariranno" dal capo di imputazione e non potranno essere perseguiti.

Nel marzo di quest'anno i carabinieri di Treviso avevano effettuato gli arresti. Gli 11, tutti gravitanti intorno all'ambiente dei "giostrai", sono accusati di far parte di una associazione a delinquere dedita ad assalti a sportelli automatici di istituti di credito ed uffici postali del Triveneto, tra le province di Treviso, Venezia, Rovigo, Pordenone, Udine e Trento. Mentre De Bei, Ielo e Cavallo avrebbero ricoperto un ruolo di supporto, concedendo l'uso di garage per nascondere le auto usate per i furti o accompagnavano i membri della "banda" sul posto (per questo erano stati messi all'obbligo di dimora)  gli altri otto, finiti in carcere, avevano partecipato attivamente a colpi, compiuti attraverso degli ordigni esplosivi artigianali per far esplodere le casseforti e rubare i soldi all'interno. Dentro le auto utilizzate per i colpi erano stati trovati estintori e disturbatori di frequenze per rendere difficoltose eventuali localizzazioni o l'inseguimenti da parte delle forze dell'ordine. Gli inquirenti sospettano che il denaro sia stato reinvestito nell'acquisto di auto e nella ristrutturazione di immobili.

Il Procuratore capo di Treviso Marco Martani dice di «guardare con favore alla riforma», che avrebbe la lodevole intenzione di «mettere un freno all'intasamento dei tribunali«. «Dopo le modifiche introdotte con la proroga – è la sua posizione -  e cioè con il fatto che gli uffici giudiziari non devono più mandare le comunicazioni alle parti offese se non ci sono misure cautelari in atto, se non c'è l'interesse della persona offesa a far processare l'imputato in questo modo si ingolfano meno i tribunali di processi a cui nessuno per reati che nessuno ha interesse che vengano perseguiti».

L'abbreviato riprenderà soltanto quando (a maggio) alle parti offese sarà offerta la possibilità di fare la querela. In caso contrario gli 11 imputati potranno godere di un corposo sconto sulla pena.

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