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Domenica, 28 Novembre 2021
Cronaca Vittorio Veneto

Delitto di Vittorio Veneto, uno dei consulenti: «Patrizia e Angelica capaci di intendere e volere»

Nell'udienza di oggi, martedì 26 ottobre, del processo per la morte di Paolo Vaj, ucciso nella notte tra il 18 e il 19 luglio del 2019, ha deposto Carlo Schenardi, il consulente psichiatrico voluto dalla parte civile

«Il disturbo bipolare diagnosticato a Patrizia Armellin non si inserisce nel contesto del delitto. Per cui l'imputata va ritenuta in grado di intendere e volere al momento del fatto».
E' il giudizio che esprime Carlo Schenardi, il consulente psichiatrico voluto dalla parte civile nel processo a Patrizia Armellin e Angelica Cormaci, le due donne accusate dell'omicidio di Paolo Vaj, avvenuto nella notte tra il 18 e il 19 luglio del 2019 nella casa di via Cal Dei Romani A Vittorio Veneto. Schenardi, chiamato a deporre nell'udienza di oggi, martedì 26 ottobre, ha ritracciato il profilo "psichiatrico" dei  protagonisti della vicenda.

«Vaj - ha detto - era disturbato da problemi di controllo, controllo che era venuto meno nei giorni precedenti al delitto. La Armellin ha invece un disturbo narcisistico, border line, istrionico e anti sociale mentre Angelica Cormaci è schizzotipica, una donna che ha avuto nell'infanzia problemi di abbandono (la madre l'ha di fatto lasciata molto piccola mentre il padre si è risposato) ed ha proiettato i suo bisogni sulla Armellin, che infatti chiamava "mamy"».

«Quella tra Vaj e Patrizia - ha proseguito - era un rapporto malato, caratterizzato da forte conflittualità, in cui vi erano fasi passive e attive, in una chiave che si potrebbe descrivere come una relazione fra carnefice e vittima a ruoli che spesso si invertivano. Era una relazione patologica. Ma i disturbi della Armellin non si iscrivono a quello che è successo».

«Angelica Cormaci - ha proseguito Schenardi - ha dedicato tutta la propria vita da adulta a giocare a SecondLife, dove si era costruita una "famiglia" e dove ha conosciuto la Armellin. La sua è una personalità senza una autonomia propria, che vede e percepisce figure immaginarie nelle fasi di forte stress. Vaj per lei ha un "omino" cattivo dentro; interviene per proteggere Patrizia,  Paolo era per lei il "male" mentre vive una esistenza lontana dalla realtà, bloccata nelle relazioni reali. Anche nel suo caso però si deve propendere per la capacità di intendere e volere quando ha agito".

Su tutt'altra linea è invece il Sergio Monchieri, consulente del Tribunale di Brescia e uno dei periti della difesa. «Per valutare la capacità o meno delle imputate - ha detto - si sarebbe dovuto analizzarle alla luce dell'esito dell'autopsia sulla vittima, la scena del delitto e la dinamica. Oggi è impossibile trarre un responso su due persone che, comunque, soffrono di disturbi della personalità».

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