Nuovi centri commerciali vicino la A4 e la Pedemontana, il PD: «Siamo contrari»

Il Partito Democratico di Treviso: «Si tratta di operazioni che consumano altro suolo, abbassano il valore di immobili e terreni agricoli, correndo poi il rischio di costruire le ennesime cattedrali nel deserto che non portano valore aggiunto allo sviluppo»

Giovanni Zorzi

«Giusto qualche giorno fa il Governo è intervenuto sulla questione del polo Amazon di Casale sul Sile, in risposta all’interrogazione della nostra deputata Chiara Braga, parlando di uso spregiudicato e innaturale del suolo nella Marca e sollecitando invece progetti di recupero e riqualificazione dell’esistente, creando così ugualmente lavoro senza consumare altro terreno. Ora è in fase di avvio un nuovo gigantesco progetto di cementificazione in un’area, quella della Treviso Mare, peraltro già satura di centri commerciali, alcuni dei quali già in difficoltà. Stesso pericolo si presenta per il piano che prevede un nuovo centro commerciale lungo l'asse della Superstrada Pedemontana Veneta. Siamo fermamente contrari: si tratta di operazioni che consumano altro suolo, abbassano il valore di immobili e terreni agricoli, correndo poi il rischio di costruire le ennesime cattedrali nel deserto che non portano valore aggiunto allo sviluppo, ma al contrario rischi di dissesto idrogeologico e lavoro precario». A dichiararlo Giovanni Zorzi e Matteo Favero, segretario provinciale e responsabile per Ambiente e Infrastrutture del Partito Democratico a Treviso, riferendosi ai progetti previsti al casello di Meolo-Roncade sull’A4 e del piano denominato “Parco delle imprese” a ridosso della Pedemontana, lungo la Feltrina.

«Dobbiamo dire basta a progetti concepiti in altre epoche – proseguono - Con il Covid-19 ci sono altre necessità e altri bisogni a cui la programmazione del territorio deve rispondere. Non capirlo, vuol dire che si preferisce tutelare l’interesse privato e non quello della comunità trevigiana. Il Partito Democratico della provincia di Treviso chiederà al Governo di inserire nel piano europeo Recovery Fund la possibilità di remunerare i nostri comuni che assumono l’impegno di fissare a zero il consumo di nuovo terreno, risorsa non rinnovabile». 

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«Zaia sul consumo di suolo tace da sempre, è ora che si assuma le responsabilità di questo massacro ambientale e dello sconvolgimento che questi centri comportano anche sul piano del lavoro – aggiunge il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni -. Ogni posto creato ne distrugge quattro già in essere. Non possiamo lasciare il Veneto in balia di queste lobby, un Veneto da troppo orfano, privo di chi lo sappia proteggere da speculazioni che portano falso benessere per tutti ma conti in banca gonfi per i soliti noti e i loro amici».

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