Giovedì, 18 Luglio 2024
Salute

Sanità: nuovi tagli al personale, la Cgil "Vergognoso disegno che favorisce il privato"

Personale all'osso dopo le scelte di Stato e Regione. L’appello del sindacato ai nuovi parlamentari: "Cambiate la rotta e rilanciate un sistema pubblico universalistico"

TREVISO “I veri furbetti stanno tra coloro che attraverso l’assenza di politiche sanitarie e del personale progressivamente smantellano la sanità universalistica pubblica a favore delle privatizzazioni”. Sono dure le parole del Segretario generale della Fp Cgil di Treviso Ivan Bernini all’indomani dell’ennesima e inascoltata denuncia rispetto al costante depauperamento del personale sanitario e medico e alla “provocazione” lanciata da Confindustria Veneto.

Sulla base di uno studio condotto già due anni fa in provincia di Treviso (dati del conto annuale della Ragioneria generale dello Stato), come sindacato avevamo lanciato un serio allarme relativamente alla diminuzione del personale nella nostra Ulss, dovuto ai pensionamenti e alla mancanza di assunzioni e all’innalzamento dell’età del personale sanitario. A distanza di due anni nulla è stato fatto e la situazione è al tracollo - spiega il segretario FP CGIL Treviso -: carenze di personale e sempre più anziano, pochi investimenti e nessuna strategia aziendale per il futuro”. “Le austere politiche dello Stato e delle Regioni hanno contenuto all’osso i costi del personale e degli investimenti sulla sanità pubblica raccontandoci che diversamente sarebbe aumentato il debito, ma omettendo di dire che attraverso i miliardi a fondo perduto per il salvataggio delle banche il debito si sarebbe comunque crescito. Quindi - si toglie un sassolino dalla scarpa Ivan Bernini - più soldi alle banche e meno risorse alla sanità”.

“Ora, fingendo, i vertici regionali si meravigliano che medici e personale sanitario siano insufficienti per dare risposte ai fabbisogni della popolazione. Il personale quando può scappa dalle Ulss, non si trovano specialisti, l’Università, nonostante le sollecitazioni del mercato del lavoro, continua a praticare il ribasso dei posti. Manca la strategia o meglio forse una c’è, quella di creare una Sanità di élite, fatta di fondi, erroneamente definiti integrativi alla sanità pubblica (guarda caso di banche e assicurazioni) che spingono a fruire delle prestazioni private. Fatta, insomma, per chi può economicamente permettersela. Ed è lo stesso legislatore nazionale e regionale - continua Bernini -, a distanza di 40 anni dalla riforma sanitaria che ha reso universale il sistema sanitario nazionale, a favorire tali vergognosi percorsi”. “Se si vuole continuare ad avere una sanità pubblica e accessibile a tutti, dobbiamo allora cambiare subito rotta - aggiunge Bernini -: l’Università cominci ad ampliare la platea di iscritti alle lauree triennali e di medicina e chirurgia, mantenendo sul territorio (vedi Conegliano) quei presidi formativi che sono anche forme di fidelizzazione del futuro personale, Stato e Regione Veneto devono aprire alle nuove assunzioni e operare investimenti, che non siano solo in strutture (Cittadella della Sanità di Treviso) ma anche su chi lavora e sul servizio”. “I neoeletti al Parlamento - fa appello Bernini - si impegnino perché questo avvenga, perché si rilanci la sanità pubblica e i servizi pubblici alla persona”.

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