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Addetti sicurezza aeroportuale, i sindacati replicano al gruppo Save

I sindacati di categoria: «Si fanno pagare in toto ai lavoratori i costi della crisi senza valutare nessun percorso di tenuta occupazionale e dei redditi né alcuna prospettiva verso la stagione estiva degli aeroporti di Venezia e Treviso»

«Potrebbe essere solo la punta dell’iceberg, oggi tocca agli addetti alla sicurezza nei nostri aeroporti che sono lavoratori fondamentali, in particolare proprio in virtù di una quanto più auspicabile prossima ripresa degli scali. Save vuole far pagare in toto ai lavoratori i costi della crisi senza valutare nessun percorso di tenuta occupazionale e dei redditi né alcuna prospettiva verso la riapertura. Confidiamo che senso di responsabilità sia messo da ambo le parti». FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL e UILTUS UIL, a neppure 48 ore dalla notizia della richiesta del taglio degli stipendi degli addetti alla sicurezza aeroportuale degli scali di Venezia e Treviso, si trovano ad affrontare un secondo strappo con SAVE. Neppure sulla gestione della cassa integrazione per i circa 400 lavoratori dei due scali veneti impiegati dalla società Triveneta Sicurezza si è trovato un accordo. La società del Gruppo SAVE oltre alla richiesta del taglio dell’integrativo contrattuale, pari a un 25% del salario, oggi mette sul piatto un’ulteriore decurtazione: nel passaggio tra cassa integrazione straordinaria e l’apertura delle 12 settimane di cassa in deroga Covid si rifiuta, infatti, di erogare il supplemento economico che permetteva ai dipendenti di percepire fino all’80% della media delle retribuzioni precedenti alla cassa, nonché di anticipare le somme per l’INPS, possibilità prevista dal DL Sostegni. Per i Sindacati si conferma così una chiusura totale sul fronte della tutela dei redditi e dell’occupazione da parte del Gruppo SAVE.

«Ora i lavoratori vengono messi all’angolo -affermano i rappresentanti dei sindacali di FILCAMS, FISASCAT e UILTUCS- la Società del Gruppo SAVE in maniera unilaterale ha preso la decisione di bloccare il supplemento reddituale aggiuntivo alla cig Covid e non anticipare più le somme. I lavoratori così dal 16 marzo potrebbero vedersi pagato il nuovo ammortizzatore sociale (che equivale a poco più di 700 euro) direttamente dall’INPS».

«Ieri la richiesta del taglio dell’integrativo contrattuale pari a un 25% del salario più un’ulteriore flessibilità lavorativa e oggi un’altra decurtazione. È palese che si vuole far pagare i costi della crisi in toto ai lavoratori senza determinare un percorso che contempli tenuta occupazionale, salvaguardia dei redditi di tante famiglie e prospettive di continuità professionale negli scali. È un fatto grave – continuano i sindacati – che evidenzia chiaramente le scelte del Gruppo, mirate a tagliare il costo del lavoro, guardando anche a una possibile esternalizzazione del servizio, invece di credere convintamente nella qualità del lavoro dei propri dipendenti, e a una certa competitività che non è propria di una società controllata volta a garantire l’attività unicamente nei due scali aeroportuali in esclusiva concessione pubblica. Ci risulta, poi, che nessun taglio degli stipendi sia stato effettuate ai dirigenti del Gruppo, somme nemmeno lontanamente paragonabili a quelle degli addetti».

«Pensiamo, infine -chiudono le Sigle di categoria rappresentanti dei lavoratori- che si debbano abbassare i toni trionfalistici sul Masterplane e, anche attraverso un interessamento delle Istituzioni ai diversi livelli, garantire il posto di lavoro e il reddito alle tante famiglie del veneziano e del trevigiano».

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