Omelia del Vescovo Tomasi: «La nostra Emmaus quest’anno è la fase 2»

Nella III domenica di Pasqua il Vescovo ha invitato a scoprire Gesù che «cammina accanto a noi, come fece con i discepoli di Emmaus»

Il Vescovo durante la celebrazione

Nell’omelia della III domenica di Pasqua, il Vescovo Michele Tomasi ha invitato a scoprire Gesù che cammina accanto a noi, come fece con i discepoli di Emmaus, «sulle strade straniate e dolenti che stiamo percorrendo, ora, tutti insieme, una inedita Emmaus, la nostra» che il Vescovo riconosce nella “fase 2”. «I due discepoli di Emmaus, carissimi, siamo noi. Sono io, sei tu, è ciascuno di noi e siamo noi tutti insieme, la Chiesa del Signore, Crocifisso e Risorto. Anche io, anche noi, camminando, parliamo di lui, come loro pensiamo di conoscerlo bene. Lo facciamo con interesse, con sincera attenzione, durante il nostro personale e collettivo cammino verso Emmaus. Lo facciamo con interesse, con sincera attenzione, durante il nostro personale e collettivo cammino verso Emmaus. Sì, anche noi verso la nostra inedita Emmaus. Credo che sia la cosiddetta “fase 2” la nostra Emmaus, quest’anno, in questa nostra nuova esperienza».

Il vescovo Michele Tomasi, sabato mattina, nella celebrazione eucaristica nel Battistero della cattedrale, nella terza domenica di Pasqua, ha commentato così, nell’omelia, il racconto evangelico dei discepoli di Emmaus, leggendolo alla luce del momento che stiamo vivendo: una vicenda di sofferenza, di mancanza, di dolore per la morte di Gesù, ma poi l’incontro con Lui, riconosciuto nello spezzare il pane apre una fase nuova della loro vita, di speranza, di gioia, nella certezza che Lui era con loro. «Via da Gerusalemme, verso Emmaus, vorremmo tutti andare verso una nuova normalità - ha sottolineato il Vescovo - fuori da questa tensione a cui l’isolamento e la separazione ci costringono, verso una vita che si rimetta in moto. Lo sappiamo, non sarà come prima, almeno per un lungo periodo di tempo, ma desideriamo qualcosa che sia in qualche modo simile a prima. Con la possibilità di rivedere i nostri cari con cui da troppo non ci si incontra; con il lavoro, almeno chi può; con la possibilità per i piccoli di tornare a giocare e dei giovani di poter finalmente fare esperienze insieme; delle città e dei paesi di rianimarsi. E certo, per tornare anche a ritrovarci, in qualche modo - chissà come - nelle chiese, per le nostre Messe. Almeno per i funerali. Per qualche attività nelle parrocchie…».

La tristezza dei due di Emmaus è anche la nostra, ha ricordato mons. Tomasi: «E proprio durante quel cammino triste ‘Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro’. Anche adesso? Dove sei, Signore? Anche noi forse non lo vediamo». Ma ecco che Gesù spiega loro le scritture e «trasforma i testi che leggiamo in una Parola viva che suscita forza, calore e speranza nuova». «Ci sono un ascolto della Parola e una lettura delle Scritture che scaldano il cuore. C'è uno spezzare il pane che apre gli occhi. C’è davvero bisogno di tornare a riunirci, ad incontrarci, a celebrare insieme, per riconoscerlo nello spezzare il pane. Non però con l'atteggiamento - ha tenuto a ribadire il Vescovo - di chi rivendica, un diritto, fosse anche, come per altro è, sancito dalla Costituzione. Ma testimoniandone invece il contributo ad una vita buona, magari anche di fronte a chi un po’ sbrigativamente non è disposto a riconoscere come reale ciò che è invisibile agli occhi, e pensa irrilevante ciò che appare senza utilità pratica o produttività. Testimoniando anche la pazienza di fronte a modi e tempi richiesti dalla nostra responsabilità di fronte a un rischio di ripresa del contagio contro cui stiamo facendo così grandi sacrifici».

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«Cerchiamo con tutte le nostre forze di scoprire già ora la sua presenza con noi. La presenza invisibile di Gesù nell'Eucaristia è realtà. L’Eucaristia è però sacramento della presenza reale del Risorto fra noi. Sì, il Risorto è con noi, cammina con noi: sulle strade straniate e dolenti che stiamo percorrendo, ora, tutti insieme Impariamo a vederlo accanto a noi. Ascoltiamolo mentre ci parla. Parliamo con lui (la preghiera!). Alimentiamo la mancanza e la nostalgia di Lui che ora stiamo vivendo, per continuare a cercare i luoghi e i tempi dove Lui ci attende. Eleviamo a lui il nostro grido, forma autentica di preghiera. Viviamo - ha concluso il Vescovo - anche l'assenza come la purificazione, faticosa, che ci farà scoprire che Lui, il Crocifisso Risorto è già qui e ci prende per mano».

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