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Giovedì, 22 Febbraio 2024
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Siccità, tre millimetri di pioggia in media a febbraio: «Siamo in emergenza»

Il Governatore Zaia anticipa i dati del Rapporto sulla risorsa idrica in Veneto curato da Arpav. La media delle precipitazioni nel periodo 1994-2022 era stata di 60 millimetri

«I dati ci dicono che possiamo parlare oggettivamente di emergenza siccità in Veneto non perché vogliamo creare allarmismi ma perché ce lo dicono i dati. L'ultimo rapporto Arpav dice che nel mese di febbraio sul Veneto sono caduti in media 3 millimetri di pioggia. La media del periodo 1994-2022 era stata di 60 millimetri».

Con queste parole il presidente del Veneto, Luca Zaia, ha anticipato alcuni dati del "Rapporto sulla risorsa idrica in Veneto" (al 28 febbraio di quest’anno) in pubblicazione da parte dell'Arpav. Il documento riferisce che "le precipitazioni mensili sul territorio regionale sono pressoché nulle (-96%) e sono stimabili in circa 46 milioni di metri cubi d’acqua". Per ritrovare una situazione simile bisogna tornare al 1997 con 4 millimetri di pioggia. In tutti i bacini idrografici della regione di riscontrano condizioni di elevato deficit pluviometrico che variano dal -90% del Po al -98% di Adige, Lemene, Pianura tra Livenza e Piave, Sile e Tagliamento. Nel periodo di un mese, l’indice SPI (quantifica l’impatto del deficit di precipitazioni in diverse scale di tempi) delinea segnali di siccità moderata sulla provincia di Rovigo, sulla punta meridionale di quella di Venezia, sulla zona dell’alto Garda e su una fascia tra Bellunese, Vicentino e Trevigiano. Ma sul resto del Veneto mette in evidenza siccità “severa” che diventa “estrema” in alcune aree del Veneziano. Per quanto riguarda i fiumi, alla data del 28 febbraio, le portate “si mantengono ancora nettamente inferiori alle medie storiche su tutti i principali corsi d’acqua”.

Il commento

«L'acqua è vita e per quanto riguarda la nostra parte per il Veneto la stiamo sostenendo - conclude il Governatore -. La Regione sta promovendo interventi e sta preparando un piano irriguo. Ma il problema non è solo di una regione ma comune; di fronte a quello che appare innegabilmente un cambiamento climatico è fondamentale una nuova visione, bisogna guardare ad una strategia a livello nazionale con la definizione di un piano straordinario che tuteli le nostre risorse idriche e indichi precisi interlocutori agli amministratori regionali e territoriali. In questa ottica apprezzo la via presa dal Governo verso la nomina di un commissario». 

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