Mercoledì, 17 Luglio 2024
Cronaca Arcade

Delitto di Anica, sembra vacillare sempre di più la versione di Battaggia

Il 76enne "re del pesce" è secondo gli inquirenti l'ultima persona ad aver visto la 31enne da viva ed è stato indagato, a piede libero, per omicidio volontario. Lui dice di averla accompagnata in centro ad Arcade perchè la donna doveva vedere qualcuno, ma anche il proprietario del negozio di bici davanti a cui sarebbe stata vista lo smentirebbe: «Non l'ho mai vista»

Sembra vacillare sempre più la versione di Franco Battaggia, unico indagato (a piede libero) per l'omicidio di Anica Panfile. Il "re del pesce" sarebbe, secondo gli inquirenti, l'ultima persona che secondo gli inquirenti avrebbe visto da viva la 31enne. La sua versione, quella cioè secondo cui il 18 maggio, il giorno in cui la donna è stata uccisa avrebbe dato un passaggio alla donna in centro ad Arcade, poco lontano da Via Europa dove si trova la sua casa, posta sotto sequestro, e l'avrebbe lasciata perché Anica doveva incontrarsi con una persona di cui però dice di non conoscere l'identità, non trova infatti riscontri nelle indagini.

«Anica non è mai stata qui - spiega il titolare del negozio di fronte al quale la vittima sarebbe stata vista - l'ho detto anche ai carabinieri: io quella ragazza l'ho vista soltanto in foto sui giornali nei giorni successivi al 18 maggio. Le mie telecamere di video sorveglianza sono spente durante il giorno perché programmate per essere attive soltanto la sera. Francamente non so proprio come si sia diffusa la voce secondo la quale io avrei riconosciuto Anica dopo averla vista sostare davanti alla mia attività».

Il 76enne, la cui casa è stata passata al setaccio dal Ris di Parma e a cui il Nucleo Investigativo dei carabinieri di Treviso ha sequestrato, durante la perquisizione della settimana scorsa quattro telefoni cellulare, una chiavetta "pendrive", il disco fisso di un personal computer e un portatile lap top, avrebbe dovuto spiegare tutti i "buchi neri" della sua versione durante l'interrogatorio chiesto lunedì scorso dal pubblico ministero Valeria Peruzzo, ma ha preferito non presentarsi, invocando il diritto a non rispondere alle domande del magistrato. Intanto nei prossimi giorni inizieranno gli esami sulle scarpe da ginnastica che Anica aveva addosso quando fu uccisa. Analisi in cui gli inquirenti sperano di trovare la chiave per risolvere il mistero sul suo omicidio.

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