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Cronaca Castelfranco Veneto

Corruzione e rivelazione di segreti, ex carabiniere finisce davanti al giudice

Antonio Currò, già luogotenente dell'Arma a Castelfranco, deve rispondere, a vario titolo con altre otto persone indagate, anche di abuso d'ufficio, peculato, falso ideologico ed esercizio abusivo della professione. L'udienza preliminare è stata rinviata al prossimo 25 gennaio

Tutto era partito da una telefonata con Giuseppe Alù, ex brigadiere del RadioMobile di Castelfranco Veneto, il cui telefono era sotto controllo per un altro fatto (avrebbe taglieggiato imprenditori cinesi in cambio del silenzio su possibili irregolarità nella gestione delle loro attività). In quella conversazione, avvenuta il 17 giugno del 2018, si parlava di una famiglia di stranieri messa in contatto con l'ex luogotenente dell'arma, che aveva aperto nel frattempo una agenzia di pratiche d'auto e consulenze (nei fatti pare si trattasse di una agenzia di investigazioni private), che in cambio di una "imprecisata utilità" l'avrebbe dovuta seguire.

Da qui è scaturita una indagine della Procura di Treviso che ha messo al centro Antonio Currò, 60enne ex carabiniere di Castelfranco veneto, accusato a vario titolo con altre otto persone - 58enne all'epoca comandante del Radiomobile di Montebelluna, Massimo Varanese, 57enne invesigatore privato di Montebelluna, Ferruccio Ippolito, 66 anni di Lecce, Giovanni Rutigliano, 62enne di Bari, Dario Guerra, un vigilie urbano 59enne di Castelfranco e il 32enne figlio di Currò, Davide - di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, abuso d’ufficio, rivelazione e utilizzo di segreti d’ufficio, peculato, falso ideologico ed esercizio abusivo della professione. Oggi, 21 settembre, era in programma l'udienza preliminare davanti al gup Piera De Stefani, che però ha aggiornato al prossimo 25 gennaio.

Chiaromonte è entrato nell'indagine a seguito di uno "scambio di favori": l'intercessione da parte di Currò presso il presidente di una casa di riposo per un rapido ricovero di un parente del collega, eludendo così le normali procedure per le liste d’attesa. In cambio l'allora comandante del Radiombile montebellunese avrebbe avrebbe promesso di mandare clienti, coinvolti in incidenti rilevati dai carabinieri di Montebelluna, all’agenzia di investigazioni e pratiche d’auto del principale indagato. Inoltre sempre Chiaromonte avrebbe ricevuto un televisore da 900 euro e un’imprecisata quantità di bottiglie di vino in cambio di plurimi accessi effettuati sulle banche dati delle forze dell’ordine su richiesta di Massimo Varanese per la sua attività “abusiva” di investigatore privato.

All'udienza preliminare sono comparse anche altre le altre quattro persone. Ferruccio Ippolito è accusato in concorso con Varanese e Currò di esercizio abusivo della professione di investigatore privato, Giovanni Rutigliano e Davide Currò sono invece indagati per falso in relazione alla sostituzione di una patente denunciata come smarrita in realtà solo deteriorata e l'agente della Polizia Locale della castellana Dario Guerra si trova invece nei guai (l'accusa è abuso d’ufficio) per aver comunicato a Currò dati di una singola persona sulla quale stava facendo accertamenti come investigatore privato.

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