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Venerdì, 9 Dicembre 2022
Cronaca Oderzo

Neonata morta dopo il parto, l'accusa chiede una condanna di otto mesi per la ginecologa

Agata Maria era nata all'ospedale di Oderzo nel luglio del 2016 dopo un parto travagliato, caratterizzato dal distacco della placenta per la rottura dell'utero ma era deceduta tre giorni dopo. Il medico che aveva in cura la paziente avrebbe ritardato ad effettuare il taglio cesareo

Otto mesi di reclusione. Questa la richiesta di condanna del pubblico ministero Massimo De Bortoli per una ginecologa dell'ospedale di Oderzo, accusata di omicidio colposo in relazione alla morte della piccola Agata Maria, venuta al mondo nel luglio del 2016 e deceduta tragicamente soltanto tre giorni dopo. Caduto invece, per ritiro della costituzione di parte civile della madre (difesa dall'avvocato Giuseppe Triolo), il reato di lesioni colpose ai danni della madre, che è stata risarcita dal'assicurazione medica del sanitario.

La paziente era arrivata all’ospedale con forti dolori addominali. Nel reparto di Ostetricia e Ginecologia, l’avevano tranquillizzata, rimandandola a casa. Il giorno dopo si è ripresentata con gli spasmi e stavolta era stata ricoverata. Grande sofferenza per lei e la bimba. Durante la fase del travaglio, si verifica la rottura dell’utero. Nel fare le manovre di espulsione e favorire il parto naturale, accade perà qualche cosa di tremendo. Sono le 10 della sera e la situazione è ancora normale ma già tre minuti dopo nella mamma subentra una grave tachicardia: «Quando si sono accorti che c’erano dei problemi, avrebbero dovuto portarla subito in sala parto, per fare un cesareo. Ci sarebbe voluto un intervento medico. Le ostetriche avrebbero dovuto considerare che si trattava di un travaglio ad alto rischio e allertarsi immediatamente. Tanto più che, alle 22.20, il tracciato del monitor diventa drammatico, a quel punto il medico avrebbe già dovuto essere in sala parto. Invece viene chiamato alle 22. 32 e arriva alle 22. 34» si legge nella relazione firmata dal perito del pubblico ministero. 

«L’operato della ginecologa (difesa dall'avvocato Marcello Stellin, n.d.r.) appare censurabile per due motivi: ritardo nell’allerta del medico di guardia da parte delle ostetriche; scelta da parte del medico della ventosa, che è risultata inefficace, anzi ha provocato dei danni» conclude il perito. Infatti Agata Maria è crisi di ipossia, una mancanza di ossigeno a livello cerebrale dovuto alla rottura dell'utero, da almeno tre quarti d'ora quando la ginecologa fu chiamata ad intervenire. Il deficit di ossigenazione del sangue avrebbe poi provocato la paralisi della parte del cervello deputata alla respirazione e alla deglutizione. Si torna in aula il 4 ottobre per le repliche e la lettura della sentenza.

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