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Martedì, 7 Dicembre 2021
Cronaca Oderzo

Offre i migranti alle aziende per lavori pesanti: scatta la gogna alla Coop, ma era una Srl

"Dopo la vicenda accaduta a Oderzo, si scatena la caccia alle streghe mediatica nei confronti delle cooperative sociali, senza alcuna distinzione. Peccato che quella al centro dello scandalo sia una Srl"

ODERZO La notizia è rimbalzata sui social e sui media in questi giorni: si parla di una cooperativa nel trevigiano che ha inviato una lettera a diverse aziende del territorio per proporre l’assunzione di alcuni dei rifugiati accolti nelle proprie strutture. “Umili, volenterosi, con un’ottima resistenza fisica e non avanzano nessuna pretesa retributiva”, si legge nella lettera, con il suggerimento di assumere queste persone per lavori di carico e scarico usufruendo del programma Garanzia Giovani che prevede una retribuzione di 400 euro al mese. Subito si è scatenata la gogna mediatica contro le cooperative, con accuse gravissime e pesanti: schiavismo, sfruttamento dei migranti, commercio di esseri umani.

“La ATI che gestisce l’accoglienza a Oderzo – precisa Roberto Baldo, presidente di Confcooperative Federsolidarietà Veneto - è composta da Nova Facility, CPS e Ottavian Ristorazione. L’unica cooperativa è CPS, che si occupa solo di servizi infermieristici e detiene una percentuale minima all’interno dell’ATI. La capofila è Nova Facility: una srl a tutti gli effetti. Mi chiedo, allora, per quale motivo su stampa, televisioni e social si stia continuando ad accusare la “cooperativa di Treviso”, ovviamente poi allargando le accuse a tutte le cooperative. Prima di diffamare un’intera categoria di imprese, chiediamo che siano almeno verificate le informazioni. La cooperazione sociale si distingue infatti da altre forme di impresa privata proprio per la finalità con la quale nasce: l’articolo 1 della Legge 8 novembre 1991, n. 381 dice che 'Le cooperative sociali hanno lo scopo di perseguire l'interesse generale della comunità alla promozione umana e all'integrazione sociale dei cittadini' e secondo l’articolo 45 della Costituzione 'La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata'”.

“È ora di finire questa caccia alle streghe nei confronti delle cooperative sociali - continua Baldo - il nostro è un appello a giornalisti e istituzioni politiche. Gli effetti li abbiamo appena visti: la generazione di notizie false che poi si diffondono a macchia d’olio alimentando una visione della realtà distorta e un clima di aggressività generale. Prendiamo ovviamente le distanze da Nova Facility, che non è parte del nostro sistema e non c’entra nulla con il modello da noi adottato. E se anche fosse stata una cooperativa, questa generalizzazione non sarebbe stata giustificata: quello della cooperazione sociale è uno strumento che è nato con una finalità ben precisa: come ogni strumento può essere utilizzato per la sua originale funzione o può essere utilizzato per altri fini. Noi prendiamo le distanze dai soggetti che seguono questa strada, e che utilizzano lo strumento della cooperativa per fare business, ma non abbiamo alcun potere su di loro, se non quello di ribadire più e più volte che questa non è cooperazione sociale".

"I servizi delle nostre associate realizzano percorsi che lavorano sulle competenze della persona, sulla formazione e sull’integrazione progressiva all’interno della comunità, come definito dalla Carta della Buona Accoglienza di cui siamo firmatari insieme a Ministero dell’Interno e Anci - conclude il presidente di Confcooperative Federsolidarietà Veneto - Chi ci conosce (istituzioni, prefetture, privati cittadini) lo sa benissimo. Come Federsolidarietà Veneto vogliamo ribadire, quindi, che sparare a zero contro il lavoro delle cooperative sociali è non solo insensato, ma estremamente pericoloso. Cavalcare l’onda di una comunicazione che parla sempre di più alla pancia del pubblico, anche a costo di diffondere notizie false, gettando fango sul nostro sistema che solo in Veneto presta cura e assistenza a circa 30 mila persone (anziani, bambini, disabili, donne vittime di violenza, etc.) alimenta ogni giorno di più un clima generale di odio e intolleranza che rischia di divenire ingestibile”.

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