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Scandalo Ater, assolto l'ex presidente Francesco Pietrobon

La sentenza del giudice Angelo Mascolo nei confronti del sindaco di Paese, dell'ex direttore Ater Flavio Bellin e dell'architetto Roberto Pescarollo, accusati dalla Procura di Treviso di falso, peculato e interesse privato in atti d'ufficio

Sono stati tutti assolti in abbreviato, con formula piena "perché il fatto non sussiste" i tre indagati per il caso del cosiddetto "scandalo Ater". Questa la sentenza del gup di Treviso Angelo Mascolo nei confronti del sindaco di Paese ed ex presidente dell'Ater Francesco Pietrobon, dell'ex direttore Ater Flavio Bellin e dell'architetto Roberto Pescarollo, accusati dalla Procura di Treviso di falso, peculato e interesse privato in atti d'ufficio.

«La luce alla fine del tunnel, la sentenza ristabilisce la verità dei fatti e rende giustizia al mio profilo morale come amministratore pubblico e come persona»: ha commentato ieri Pietrobon. Il caso era scoppiato nel 2015 dopo che in Procura era arrivata una segnalazione anonima in cui si denunciavano irregolarità nella gestione del progetto relativo alla realizzazione della "Casa dell'Acqua", il restauro di un casolare a Portobuffolè che, secondo il progetto di Ater, avrebbe dovuto essere trasformato in una residenza per persone diversamente abili in collaborazione con alcune Onlus. L'acquisto da parte di Ater era avvenuto nel 2012 per un importo di 120 mila euro, a cui seguì un primo stanziamento per la ristrutturazione di circa mezzo milione di euro, diventati quasi un milione.

Sotto la lente del sostituto procuratore Gabriella Cama era finito questo levitare di costi ma soprattutto la circostanza per cui Ater aveva comperato l'immobile dalla famiglia dell'ex sindaco di Portobuffolè Angelo Pescarollo, cugino di Roberto, l'architetto a cui l'agenzia territoriale per l'edilizia residenziale aveva affidato la progettazione a fronte di un compenso professionale sotto i 40 mila euro che aveva permesso di dare l'incarico diretto senza bando di gara. Nel 2015 nella sede di Ater arrivò la Guardia di Finanza con un mandato di perquisizione. Venne sequestrata tutta la documentazione relativa a "Casa dell'Acqua". Quasi due anni dopo arrivò la richiesta di rinvio a giudizio per  Pietrobon, Bellin e Pescarollo, accusati di una enorme distrazione di denaro pubblico per scopi che non rientravano tra le finalità di Ater.

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