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Giovedì, 9 Febbraio 2023
Cronaca Castelfranco Veneto

Truffe d'auto, sgominata associazione a delinquere: due arresti nella Marca

Guardia di finanza e carabinieri hanno portato a termine una maxi indagine tra le province di Vicenza e Treviso: in manette Paolo Stevan, ritenuto il boss dell'organizzazione

Mercoledì 1º dicembre i carabinieri di Vicenza e la Guardia di finanza di Bassano del Grappa hanno eseguito due arresti ed un obbligo di firma per tre soggetti ritenuti gli autori di molteplici truffe legate alla compravendita di auto.

Il capo, Paolo Stevan, non rintracciato nel domicilio nel corso della mattinata, si è costituito in serata ai carabinieri di Castelfranco Veneto. Agli arresti domiciliari J.P., 49enne di Vedelago, obbligo di firma invece per L.C., 75enne di Marano Vicentino. É stato inoltre attuato un sequestro preventivo di oltre 2 milioni di euro. Si conclude così un'indagine avviata nel dicembre del 2018. Gli indagati erano riusciti a farsi consegnare oltre 1 milione e 200mila euro, a titolo di caparra o saldo, per delle auto che facevano solo provare ai clienti, per poi dileguarsi con i soldi degli anticipi. Le indagini della procura vicentina hanno portato alla luce un'associazione a delinquere finalizzata alla truffa il cui promotore era Paolo Stevan, 48enne di Pove del Grappa, ritenuto il capo dell'organizzazione. I successivi approfondimenti investigativi hanno portato, da un lato, ad accertare condotte di riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori, poiché le somme di denaro accreditate a titolo di caparra, o a saldo, sui rapporti bancari della concessionaria erano state distratte a favore di conti esteri - talora utilizzati per l'acquisto di altre autovetture, mai pervenute tuttavia nella disponibilità della società o comunque intestate a terze persone. Dall'altro, dopo il fallimento dell'impresa, la Procura ha ricostruito fatti plurimi di bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione, documentale e per operazioni dolose. Ulteriori sviluppi d'indagine hanno riguardato anche altre società, sempre riconducibili al "capo", benché formalmente amministrate da consapevoli “prestanome”, tra cui L.C. Le imprese in questione, erano dedite all'emissione sistematica di fatture per operazioni inesistenti finalizzate a consentire l'evasione dell'Iva agli effettivi acquirenti delle auto. Il meccanismo era quello del "falso consumatore finale": veniva cioè fatto figurare come acquirente dei veicoli una persona fisica che provvedeva a richiedere l'immatricolazione del mezzo alla motorizzazione, consentendo all'operatore economico di aggirare gli obblighi di versamento dell'imposta. Contestate all'organizzazione anche l'emissione e l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e di omesso versamento dell'Iva, in relazione alle quali è stato disposto il sequestro preventivo per un importo di circa un milione e 100mila euro.

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