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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Cronaca Villorba

Facevano lavorare stranieri senza giorni di riposo, due cinesi restano in silenzio davanti al gip

Oggi, 27 aprile, si sono tenuti gli interrogatori di garanzia dei due cinesi, un 58enne e un 48enne, accusati di "caporalato" all'interno di un ditta di lavorazioni tessili di Villorba. Secondo le indagini avrebbero sfruttato manodopera stranieri, occupata per sette giorni alla settimana e senza avere diritto alla ferie

Si sono entrambi avvalsi della facoltà di non rispondere i due cittadini cinesi, un 58enne e un 48enne, comparsi oggi 27 aprile di fronte al gip Piera De Stefani per l'interrogatorio di garanzia che fa seguito a due misure restrittive applicate (il primo è stato stato messo agli arresti domiciliari con l'uso del braccialetto elettronico, l'altro ha invece l'obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria) in relazione al presunto sfruttamento di manodopera che avveniva dentro ad una ditta tessile a Villorba.

A stroncare questo caso di "caporalato" era stata effettuata dalla Polizia di Stato il 20 aprile scorso. Secondo le indagini, condotte anche con la collaborazione con ispettori dello Spisal e personale dell'Ispettorato del Lavoro, circa trenta cinesi e alcuni lavoratori provenienti dall'Afghanistan, il Pakistan e Bangladesh, tutti con regolare permesso di soggiorno o in possesso della richiesta di richiedente l'asilo, sarebbero stati costretti ad un vero e proprio stato di schiavitù, occupati per per dodici ore al giorno, con soli 30 minuti di pausa, sette giorni alla settimana, senza una giornata di riposo, senza ferie. Una parte di loro era occupati in "nero".

I difensori dei due indagati, accusati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, gli avvocati Pierantonio Menapace e Enrico Genovese, hanno chiesto l'attenuazione delle misure cautelari: per il 58enne la possibilità di recarsi al lavoro e per il 48enne (ugualmente occupato in altra azienda) l'obbligo di residenza nella provincia.

I due cinesi avrebbero, in concorso tra loro, amministrato quattro ditte con sede nel comune di Villorba, impegnate prevalentemente in lavorazioni di capi di di abbigliamento. Secondo le indagini prelevavano e riaccompagnavano i lavoratori a casa, sottoponendoli a numerose misure di controllo e di sorveglianza. Ad alcuni di loro veniva offerto, come parte del corrispettivo già nettamente inferiore ai regolari contratti di categoria, un alloggio che però sarebbe stato in condizioni gravemente degradanti, privo di riscaldamento e in condizioni igieniche a dir poco precarie.

Ma ci sarebbero le dichiarazioni dei lavoratori stranieri che sembrerebbero assolvere i due: alcuni di loro infatti avrebbero riferito di lavorare per quattro ore al giorno e che come retribuzione avrebbero ricevuto una cifra oscillante fra gli 800 e i mille euro netti al mese. Le case sarebbero state in effetti messe a disposizione dalla ditta ma avrebbero avuto tutte le utenze pagate. Il giudice si è messo in riserva sulle richieste dei difensori e una decisione è attesa per domani.

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