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Venerdì, 23 Febbraio 2024
Cronaca Paese / Via Monsignore Candido Breda

Delitto di Paese, l'assassino reo confesso: «Dio mio, cosa ho fatto»

Massimo Pestrin, l'omicida reo confesso del fratello Lino e della moglie di lui Rosanna Trento, oggi sarà davanti al gip di Treviso per l'interrogatorio di garanzia. L'uomo è apparso distrutto dal gesto inspiegabile. L'avvocato Annalisa Zanin: «Chiederemo la perizia psichiatrica»

«L'uomo che ho visto ieri non sembra neppure il lontano parente dell'uomo distrutto e terrorizzato che ho incontrato oggi. Alla notifica dell'incarico dato per effettuare l'autopsia sui corpi delle due vittime ho letto una grande angoscia nei suoi occhi. E rispetto al gelo che lo aveva contraddistinto una frase mi è rimasta impressa: "Dio mio, cosa ho fatto». A dirlo è Annalisa Zanin, l'avvocato difensore di Massimo Pestrin, il 51enne che ieri ha ucciso a colpi di pistola (17 i colpi sparati) il fratello Lino e la cognata Rosanna Trento. Pestrin è atteso oggi, 5 maggio, dall'appuntamento con il gip di Treviso davanti al quale comparirà per sostenere l'udienza di convalida e l'interrogatorio di garanzia a cui però il legale non sa dire se sceglierà o meno di rispondere.

Il 51enne non ha dato un motivo valido per la violenza esplosa nel primissimo pomeriggio di ieri, quando verso l'ora di pranzo ha freddato il fratello maggiore e la moglie. Nel corso delle spontanee dichiarazioni rilasciate subito dopo la mattanza di via Monsignor Breda a Paese, il killer reo confesso aveva parlato di un complotto ordito dalla sua famiglia ma oggi, davanti al suo avvocato non lo ha neppure menzionato. Dal suo racconto emergerebbero invece dubbi, sospetti per non dire fantasmi, che metterebbero la centro della vicenda la ex moglie, una donna albanese che lui, forse in preda ad un delirio di gelosia, accusava di avere intessuto dei rapporti extra coniugali. Uno in particolare, con un collega del magazzino di farmaceutici di Paese da cui si sarebbe licenziato circa un anno fa, sentendosi "preso in giro".

I dissapori con il resto della famiglia non avrebbe niente a che fare con ragioni di soldi, tanto è vero che lo scorso autunno, alla morte della madre, Massimo aveva rinunciato alla sua quota di eredità. «Io non c'entro nulla con la società agricola - aveva detto al tempo - non è cosa mia, non è giusto che prenda una parte di quello che ha lasciato mia mamma». Semmai il rancore verso i fratelli e le rispettive consorti sarebbe nato dal fatto che, forse particolarmente segnato dalla separazione, nella sua testa avrebbe pensato non solo che i familiari sapessero delle "scappatelle" della moglie e avrebbero persino mantenuto i contatti con lei quando se ne era andata dalla casa di Lino, dove la famiglia sarebbe andata ad abitare dopo aver lasciato l'appartamento di via Noalese a Treviso, mantenuto per poco tempo dopo lo sfratto dalla prima casa familiare.

Massimo Pestrin, una volta lasciato il lavoro nel deposito di prodotti farmaceutici, era stato impiegato per qualche tempo nella fattoria di famiglia, prima di trovare un un contratto a tempo determinato presso la "Carniel" come guardia giurata. Non due settimane fa, come detto dagli inquirenti in un primo momento, ma a novembre. L'occupazione sarebbe terminata a fine marzo ma intorno a febbraio l'uomo (proprietario della pistola, una Glock 9 millimetri con cui ha ucciso, arma che era stata denunciata a dicembre) aveva avuto un incidente a bordo dello scooter ed era rimasto in malattia, lasciando che il contratto finisse regolarmente

"Il suo comportamento - torna a dire l'avvocato Zanin - mi induce a chiedere una perizia psichiatrica, non si spiega un cambiamento di comportamento ma sopratutto di personalità fra l'assassino consapevole di ieri e l'uomo disperato che ho visto oggi".

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