Cronaca Villorba

Altri trenta sospettati per le finte vaccinazioni: sono prof, bidelli e sanitari

Si allarga l'indagine della squadra mobile di Treviso nei confronti di Elena Venzo, l'infermiera 48enne accusata di non aver inoculato il siero ad amici e conoscenti per permettere loro di ottenere il green pass

Si allarga l'inchiesta della squadra mobile di Treviso sul caso dell'infermiera trevigiana Elena Venzo, 48 anni, accusata di aver in più occasioni finto di effettuare vaccinazioni ad amici e conoscenti per consentire loro di ottenere agevolmente il green pass e mantenere il posto di lavoro. Gli investigatori nei prossimi giorni interrogheranno una trentina di persone, tra cui insegnanti, bidelli, infermieri, medici, altri professionisti e semplici impiegati: sono tutti legati a doppio filo alla donna che fino allo scorso 2 settembre (giorno del blitz della polizia a Castrette) prestava servizio all'Hub vaccinale di Villorba.

Nella lista degli indagati, per falso ideologico e omissione di atti d’ufficio, ci sono attualmente soltanto Elena Venzo e l'insegnante che era stata colta sul fatto mentre riceveva il "trattamento di favore" da parte dell'amica infermiera all'Hub vaccinale dell'ex Maber a Castrette di Villorba. Dopo la mancata inoculazione, con il siero che era finito sul batuffolo di cotone e non iniettato sul braccio della professoressa, gli agenti della squadra mobile di Treviso, coordinati dal dirigente Immacolata Benvenuto, erano intervenuti immediatamente, accompagnando entrambe in Questura per essere interrogate.

Da alcuni mesi la squadra mobile, coordinata dal sostituto procuratore Gabriella Cama, indagava sulla 48enne. Da giorno del blitz della polizia l'infermiera, difesa dall'avvocato Stefania Bertoldi, non ha più prestato servizio, in attesa dell'esito della vicenda giudiziaria che la riguarda: professionista molto stimata (è iscritta all'albo fin dal 1995), si era resa disponibile a prestare servizio per la campagna di vaccinazione (lei stessa è regolarmente immunizzata, ha sottolineato l'azienda) dai primi mesi del 2021, prima al Bocciodromo di Villorba, poi all'Hub dell'ex Maber. 

Dall'Uls 2 intanto non è ancora arrivata ad Elena Venzo la ventilata sospensione dal servizio. «A livello disciplinare non c'è stata nessuna comunicazione -spiega l'avvocato Stefania Bertoldi che assiste Elena Venzo- Si è subito messa in ferie e poi ha usufruito del congedo parentale per poter restare vicina al figlio».

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