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Covid a Vazzola, i sindacati: «Attivato subito il contenimento, corriamo un rischio sociale»

L‘azienda ha deciso di spostare alcune lavorazioni su altri stabilimenti del Gruppo e di occupare nei vari turni personale adeguatamente distanziato

Fra i lavoratori dello stabilimento Agricola Tre Valli di Vazzola - Gruppo Veronesi, del comparto industria alimentare settore avicolo, si sono riscontrati più di una ventina di casi di positività al Covid-19, in gran parte asintomatici. «L’azienda – riportano le sigle di categoria FLAI CGIL, FAI CISL e UILA UIL territoriali – oltre alle misure previste dai vari DPCM in materia di sicurezza e prevenzione, dopo il confronto con i sindacati, ha attivato l’uso del termoscanner per la misurazione delle temperature corporee all’ingresso dello stabilimento, che conta circa 700 lavoratori fra occupati diretti e alle dipendenze di una cooperativa. Inoltre, sapendo quanto la celerità d’intervento in questi casi sia determinante, le organizzazioni e le rappresentanze sindacali hanno subito richiesto e ottenuto dall’Ulss competente la disponibilità all’effettuazione di uno screening di massa su tutti i lavoratori presenti nel sito produttivo, poiché inizialmente il numero di tamponi era troppo esiguo per dare una fotografia reale del livello del contagio».

Sempre dal confronto con i sindacati, l‘azienda ha poi anche deciso di spostare alcune lavorazioni su altri stabilimenti del Gruppo, al fine di ridurre il numero dei lavoratori presenti a Vazzola e di occupare nei vari turni personale adeguatamente distanziato. «Pur apprezzando l’impegno e l’accoglimento dei nostri suggerimenti da parte della Direzione aziendale, siamo ovviamente preoccupati dell’evolversi della situazione – affermano i segretari generali Rosita Battain (FAI CGIL), Andrea Meneghel (FAI CISL), e Michele Gervasutti (UILA UIL) – Per cercare di isolare i contagi, confidiamo in una piena collaborazione fra rappresentanze dei lavoratori, azienda e Autorità sanitarie, nel rispetto dei specifici ruoli, con l’auspicio di limitare con tutte le precauzioni possibili in materia di sicurezza il diffondersi dell’infezione tra i lavoratori e le loro famiglie. Corriamo infatti – sottolineano i segretari – anche un rischio di natura sociale».

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